mercoledì 12 ottobre 2016

Velletri e il suo futuro antico



Quando ho visto questa immagine ho visto compendiate tante cose. Tante immagini nell'immagine ...
Ho visto potere, fede, vaste zone verdi, aree comuni e spazi abitativi; ho visto mura di difesa e vaste zone aperte all'incontro e a possibilità a venire; dove c'è spazio, vuoto, ci sono sempre possibilità e potenzialità. Qualcosa può sempre accadere, qualcuno arrivare, qualcos'altro nascere ... 
Ho visto con la fantasia e immaginato storie, nella Storia, gioie, dolori, progetti, successi e crisi positivamente risolte, perché sì, dalle crisi e dai tempi di crisi si sono spesso - e lo possono sempre! - sprigionate energie e riprese fenomenali se si sa interpretare la crisi come segnale di qualcosa che non va e che va rivisto, affrontato con lungimiranza e apertura al 'nuovo' senza vittimismi; mai rimosso per leggerezza o sciatteria, ma assunto come possibilità di cambiamento ad meliora. 
Tutto sta in una presa di coscienza effettiva di sé stessi, delle proprie potenzialità come dei propri limiti. Quanto i nostri avi hanno potuto mettere in atto per decidere del loro futuro e del loro mettersi 'al centro' della Storia - assumendola e incarnandola - è stato certamente diverso da quanto possiamo noi oggi, considerati mezzi a disposizione, condizioni di vita, territorialità e potere, eredità di condizioni precedenti ... L'identità nasce da radici e tradizione, da saggia scelta di piedi saldi nella terra ereditata e sudata e custodita da altri.
Una mano, dalla stampa dell'incisore fiammingo Arnold Van Westerhout, indica una città antica, ma più che indicare invita, apre alla vista, introduce ... La mano di qualcuno che occupa già un oltre, che sia in un 'al di qua': potrebbe benissimo essere un nostro contemporaneo che indicasse un passato glorioso, un sognatore che non avesse perso le speranze e intendesse incoraggiare e risvegliare animi e altri sogni in genti sopite e in preda a ottundimento da tempi difficili e società fondate su interessi materiali e utilitaristici che spogliano di valori e massificano opportunisticamente. 
In quella mano vedo una materna premura, una sollecitazione a riappropriarsi di una identità e dell'essenziale; un richiamo a quanto stiamo vivendo al di qua e a quanto intendiamo fare per costruire futuro, che può e deve essere antico della nostra storia. Aggettivare un futuro vuol dire prenderne consapevolezza ed assumerlo, farsene parte. Decidere - per azioni e omissioni - come saremo ricordati per la Storia che avremo saputo scrivere.
Da donna, apro le danze di questo spazio virtuale, luogo non luogo aperto e dialogante - dove dirsi e sognare appunto un futuro antico della nostra Storia e fare Storia -  facendo in certo qual modo gli onori di casa, di quella casa comune che è e deve essere la nostra veliternità (ormai anche mia, dopo tanti anni di residenza e scoperte di tesori inestimabili ed unici) nella speranza sappia essere sempre più vivibile e gradevole per chi la occupi o per chi voglia esservi accolto e condividerne calore, ricordi, progetti, cibo per corpo e mente, momenti di festa. 
Benvenuti in piazza, benvenuti a casa.

 'Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.' 
 Rita Menghini


Arnold Van Westerhout, specialista nel bulino - 'Velletri' 1723 - Particolare dell'antiporta della "Historia di Velletri" di Alessandro Borgia, stampata in circa 500 copie a Nocera Umbra dove lo stesso aveva impiantato una tipografia con macchinari e personale provenienti dalla sua amata Velletri. 



Nessun commento:

Posta un commento