Foto Angelo Peticca
Ci si ritrova per la vendemmia, ci si ritrova pe' coglie 'e glive - dicea nonna! - cercando di mantenere quel prezioso, insostituibile rapporto con la terra che ci si porta dentro e produrre un prodotto genuino e sano. Ci si ritrova fra amici e parenti e questa è ancora miglior cosa in tempi di difficoltà a trovarsi e ritrovarsi e riconoscersi nelle tradizioni e nei propri territori. Lavorare per quel futuro antico della nostra - ricca! - Storia passa anche per questo. Saper mantenere la tradizione che - Mahler docet! - non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco.
Viti e ulivi caratterizzano il nostro territorio, ne rendono i clivi ancor più dolci e amabili ed hanno un linguaggio tutto loro, un linguaggio dal forte valore storico e paesaggistico.
La raccolta delle olive avviene fra la fine di ottobre ed i primi giorni dell'anno nuovo e può essere fatta con diverse metodologie: brucatura, racclta meccanica, con scuotitori, per abbacchiatura o raccolta a terra. la fase più tradizionale è quella della brucatura, ceh consiste nello staccare manualmente le olive dai rami: questo è un ottimo sistema, il migliore dal pu nto di vista della qualità poiché permette di raccogliere le olive al giusto grado di maturazione e soprattutto senza produrre danno al frutto o tantomeno danneggiare la pianta.
Apparteniamo ad un territorio, quello dei Castelli Romani, il cui prodotto oleario per essere doc deve essere realizzato con olive prodotte nei comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Marino, Montecompatri, Monteporzio, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, San Cesareo, Velletri, Ardea, Pomezia e Roma. Si tratta infatti di terreni caratterizzati dalla loro origine vulcanica (formati dalle ceneri e dai lapilli dell'eruzione del Vulcano Laziale, avvenuta nel quaternario) da cui le olive mutuano il caratteristico aroma.
Per ottenere il marchio Castelli Romani l'olio deve inoltre essere prodotto utilizzando olive della varietà carbonella, corva, frantoio, leccino, moraiolo, olivastra, pendolino, rioscella e rosciola, presenti da sole o insieme per almeno l'80%.
Un ramoscello d'olivo, portato nel becco di una colomba, anunciò a Noè la fine del diluvio. Ma non è la sola leggenda che avvolge l'ulivo e lo rende immortale. Zeus decise di dare in dono Atene e l'Attiva alla divinità che avrebbe fornito a questa terra il dono più utile. A sfidarsi Atena e Poseidone: quest'ultimo presentò il cavallo, Atena l'olivo. Zeus giudicò vincitrice la dea sua figlia, sostenendo che il cavallo fosse per la guerra mentre l'olivo, per la pace. Numerose sono anche le poco conosciute poesie - ugualmente significative e importanti - di alcuni importanti autori anche internazionali che hanno trovato ispirazione nell'olivo e nell'olio. A fine articolo, ne compendio alcune e a celebrazione di questo momento dell'anno sacralmente aggregante, mi piace ricordarne anche una della nostra Lucia Mammucari:
A 'o montano
Sarà senz'atro 'na coglioneria
ma ce sta chi ce crede all'oppegnone
che quando va a fa' l'oglio a lo montano
se sente sempre po' d'aggitazione:
si denanzi fa fenta che 'n gne 'mporta,
'n core penza all'oglio ceh s'areporta.
Chillo veccitto 'ncartapecorito
che vide l'atra dine a lo montano,
sta' securo che manco era dormito.
Co' 'n cappiellitto da notte 'ngargato,
paréa che da la tmba era scappato.
E quanno vacandénno le saccocce
e glie zompà na gliva co lo scioglie
glie curze appriesso e se la i' a reccoglie.
E po', li machinari andò passenno,
li tubbi andò rentrenno, e ndò rescenno,
'n gima a le glive sie co' gli'occio fisso:
ce e sarìa ficcato puro isso.
E quando énno a fenì drentro a ca' bucio
andò co' gli'occio 'n gne potéa i' appriesso,
vardéa co' 'n'aria tutta marfidata
ando' gli'urdima pasta era passata,
Ma comme fa lo sorico a la catta,
che 'mmece de rescine 'ndo l'aspetta
scappa da n'atro sito e la cogliona,
cossì chillo aremase comme u' stronzo
quando vidde arescì l'oglio firdrato
da la cannella abballe a lo bigonzo.
Dato che a ride, chillo n'era avvezzo,
pe' la gran contentezza tutt'a 'n buotto,
glie se vedéa ballà 'o labbro de sotto.
A portane le glive a lo montano
pare portà la moglie a partorine:
glie giri annanzi e 'reto assai 'ggitato
fin'a a quando lo figlio nun è nato.
Ma quando sai che tutto è 'ito bene,
siénti che contentezza che te piglia!
Chiami l'amici e sturi ca' bottiglia.
Olio con sapiente arte spremuto
Dal puro frutto degli annosi olivi,
Che cantan -pace! -in lor linguaggio muto
Degli umbri colli pei solenti clivi,
Chiaro assai più liquido cristallo,
Fragrante quale oriental unguento,
Puro come la fè che nel metallo
Concavo t’arde sull’altar d’argento,
Le tue rare virtù non furo ignote
Alle mense d’Orazio e di Varrone
Che non sdegnàr cantarti in loro note…
Gabriele D’Annunzio
Tu, placido, pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci. sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!
ma nutri il lumino soletto che, dopo,
ci brilli sul letto dell’ultima pace!”
Giovanni Pascoli
Cielo azzurro
Campo giallo
Monte azzurro
Campo giallo
Per la pianura deserta
Sta camminando un olivo
Un solo Olivo
Federico Garcia Lorca
Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde
del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera,
nel suo ritorto del cereale, tra le onde
del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera,
nel suo ritorto cuore terrestre:
le gracili ulive
lucidate
dalle dita
che fecerola colomba
e la chiocciola marina:
verdi, innumerevoli,
purissimi picciuoli
della natura,
e lì negli assolati uliveti,
dove soltantocielo azzurrocon cicale e terra duraesistono,
lì il prodigio,
la capsula perfetta
dell’uliva
che riempie il fogliamecon le sue costellazioni:
più tardi i recipienti,
il miracolo,
l’olio.
Io amo
le patrie dell’olio,
gli uliveti
di Chacabucoin Cile,
al mattino le piume di platino forestali
contro la rugosa cordigliera,
ad Anacapri,
là su,
nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita
e suprema condizione della pentola,
piedistallo di pernici,
chiave celeste della maionese,
delicato e saporito
sulle lattughe
e soprannaturale
nell’infernodegli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce,
nel nostro coro,
con intima mitezza
possentetu canti: sei lingua castigliana:
ci sono sillabe di olio,
ci sono paroleutili e profumatecome la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi
con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoroche discende dalle sorgentidell’ulivo.
Pablo Neruda
Il tempo
che si rinfresca
ed il mare
che si increspa,
Tutto mi dice
che l’inverno
è arrivato
per me
E che bisogna,
senza indugio,
raccogliere le mie olive,
E offrirnel’olio vergine
all’altare
del buon Dio.
Frédéric Mistral
Pure colline
chiudevano d'intorno
marina e case;
ulivi
le vestivano qua e là
disseminati come greggi,
o tenui
come il fumo di un casale
che veleggi la faccia
candente del cielo.
Tra macchie
di vigneti e di pinete,
petraie
si scorgevano calve
e gibbosi dorsi di collinette:
un uomo
che là passasse ritto
s'un muletto
nell'azzurro lavato
era stampato
per sempre
- e nel ricordo
Eugenio Montale
A una prodaove sera
era perenne
Di anziane selve assorte, scese,
E s'inoltrò
E lo richiamò rumore di penne
Ch'erasi sciolto dallo stridulo
Batticuore dell'acqua torrida,
E una larva (languiva
E rifioriva) vide;
Ritornato a salire vide
Ch'era un aninfa e dormiva
Ritta abbracciata a un olmo.
In sé da simulacro a fiamma vera
Errando, giunse a un prato ove
L'ombra negli occhi s'addensava
Delle vergini come
Sera appiè degli ulivi;
Distillavano i rami
Una pioggia pigra di dardi,
Qua pecore s'erano appisolate
Sotto il liscio tepore,
Altre brucavano
La coltre luminosa;
Le mani del pastore erano un vetro
Levigato da fioca febbre
Giuseppe Ungaretti











